INTERVISTA A MICAELA FABBRI, MAGDA GAMBERINI E CARLA CAZZOLA FONDATRICI DI MOMS SQUAD ODV

INTERVISTA A MICAELA FABBRI, MAGDA GAMBERINI
E CARLA CAZZOLA FONDATRICI DI MOMS SQUAD ODV

 

 

1) Come e quando nasce la vostra associazione?
MOMS SQUAD nasce il 7 gennaio 2019, ma in realtà prende vita molto prima, nei cuori di chi non riusciva più a girarsi dall’altra parte. È nata dall’incontro di persone comuni, unite da un sentimento forte: l’amore per gli animali e il bisogno di cambiare il loro destino.
Come dice la nostra locandina: “insieme per il futuro”. Per noi non è solo uno slogan, ma una promessa.

 

2) Da dove deriva il nome che avete scelto? 

 “MOMS SQUAD” è molto più di un nome: è un’identità.
Siamo una squadra di mamme ( anche se poi nel tempo si sono associati anche dei papà cioe’ alcune quote azzurre), nel senso più profondo del termine. Perché quando un animale entra nella nostra vita, diventa parte della nostra famiglia. Non è un numero, non è un caso: è qualcuno di cui prendersi cura, proteggere, amare.

3) Avete un vostro rifugio oppure aiutate a distanza tanti cani e gatti in difficoltà?
La nostra forza è essere ovunque ci sia bisogno.
Non abbiamo un rifugio diretto, collaboriamo con 11 rifugi/case-famiglia. Siamo una rete di aiuto che abbraccia tutta Italia. Offriamo stalli in rifugi e case-famiglia, trasformando luoghi di passaggio in vere case di zucchero.
Per molti animali, soprattutto anziani e malati, siamo l’unica possibilità di uscire da un box e conoscere, magari per la prima volta, cosa significa vivere davvero.

 

 

 

4) Ci sono rifugi che aiutate con costanza?
Sì, principalmente quelle suindicati e situati in varie regioni d’Italia. Sono rapporti che diventano legami.
Lavoriamo fianco a fianco con volontari e strutture, soprattutto dove la situazione è più difficile. Non portiamo solo aiuti materiali: portiamo presenza, continuità e speranza.

5) Ci vuole parlare della figura della signora Eleonora?

 

Ci sono persone che lasciano un segno ed Eleonora è una di queste.
Con la casa famiglia “Arcobaleno di Nuvola”, fondata insieme a Francesco, ha dato un volto a una verità che troppo spesso ignoriamo.
Le sue parole, “nessuno deve morire da solo in un box di cemento”, sono un pugno nello stomaco… ma anche una luce. Sono le stesse che ci guidano ogni giorno: perché anche l’ultimo degli animali merita una carezza, una coperta calda, qualcuno accanto.

 

6) Come si diventa mamme a distanza? Come avviene la contribuzione?
Diventare mamma a distanza è un gesto semplice, ma potente.
Basta un piccolo contributo, anche 10 euro al mese, per cambiare la vita di un animale.
Non è solo un aiuto economico: è dire “io ci sono”. È sapere che da qualche parte c’è un cane o un gatto che grazie a te ha cibo, cure, una possibilità.

7) Come avviene un salvataggio?
Ogni salvataggio ha una storia, e spesso inizia con una richiesta d’aiuto.
Arriva da un volontario, da un canile del sud, da qualcuno che non vuole più essere complice dell’indifferenza.
Noi ascoltiamo, valutiamo, e poi agiamo.
C’è chi ha bisogno di cure, chi di tempo, chi di fiducia. E noi cerchiamo di ricostruire, pezzo dopo pezzo, ciò che è stato spezzato.

 

 

8) Come cambia il comportamento di un cane dopo essere stato salvato?
È come vedere nascere una seconda vita.
All’inizio ci sono paura, diffidenza, silenzi. Poi arrivano i primi passi, gli sguardi, la fiducia.
E un giorno… la coda che si muove, la voglia di giocare, la serenità.
È lì che capisci che tutto ha avuto senso.

9) Riuscite a intervenire nelle campagne di sterilizzazione?
Sì, perché salvare significa anche prevenire.
La sterilizzazione è fondamentale per evitare sofferenze future e combattere il randagismo. È un lavoro silenzioso, ma indispensabile.

 

 

10) Come sovvenzionate il vostro operato?
Viviamo di generosità.
Donazioni, raccolte, contributi liberi, pappe donate durante le nostre iniziative, vendita dei calendari, di oggetti creati da nostre mamme , lotterie speciali. Ogni gesto, anche il più piccolo, diventa qualcosa di grande perché si trasforma in cure, rifugio, vita.

 

11) Quali progetti avete per il futuro?
Il nostro futuro è semplice: continuare a esserci.
Per più animali possibili. In più luoghi. Con più forza.
Sogniamo una rete sempre più grande e, un giorno, sempre meno animali soli.

 

12) C’è qualche storia che vi è rimasta più nel cuore?
Le storie che ci restano nel cuore sono quelle che sembravano già scritte.
Cani anziani, malati, invisibili…
E poi un giorno escono da un box, vivono felici liberi , amati nei rifugi e case famiglia convenzionati con noi trovando ogni giorno una mano che li accarezza. A volte anche una famiglia tutta per loro.
Magari non hanno tanto tempo, ma quel tempo è finalmente vita.
Come diciamo sempre: noi vogliamo donare serenità.

 

Ci sono realtà che fanno rumore, e altre che lavorano in silenzio.
MOMS SQUAD appartiene a queste ultime: ogni giorno, lontano dai riflettori, costruisce piccoli miracoli fatti di ciotole riempite, cure pagate con sacrificio, carezze donate a chi non ne aveva mai ricevute.

In un mondo in cui troppo spesso gli animali vengono dimenticati — chiusi in un box, invisibili agli occhi di molti — esistono persone che scelgono di vedere, di sentire e di agire. Persone che trasformano la compassione in qualcosa di concreto.

Forse è proprio questo il senso più autentico del loro messaggio:
non servono gesti straordinari per cambiare il mondo, basta decidere di esserci.

E allora quell’invito scritto nella locandina diventa qualcosa di più di una frase:
“Entra anche tu a far parte di Moms Squad” 

Perché amare gli animali non è solo fortuna.
È una scelta.
Ed è una scelta che, ogni giorno, può salvare una vita. 💛

Miki, Carla e Magda

 

Intervista a Stefania Borri Fondatrice di Happy School

Intervista a Stefania Borri
Fondatrice di Happy School

 

1) Happy School è un asilo per cani: come e quando è nata questa realtà?

E’ nata nel 2013 da un’idea mia e di mio marito: insieme ci siamo inventati questa attività allora sconosciuta e, collaborando con le istituzioni, abbiamo creato le linee guida per realizzarla. A quei tempi io svolgevo un altro lavoro e mi chiedevo sempre perché il mio cane dovesse stare a casa da solo tutto il giorno. Così, data la mia grande passione per questi amici a quattro zampe, decidemmo di intraprendere questa avventura e realizzare noi ciò di cui avevamo bisogno: uno spazio sereno dove i cani potessero passare del tempo in compagnia, quando i loro padroni erano impegnati altrove. Con il tempo si è rivelata una scelta vincente, anche se all’inizio ha faticato ad ingranare perché le persone non sapevano cosa fosse questa nuova realtà. Successivamente, sia per un aumento esponenziale del numero dei cani, soprattutto dopo il covid, sia perché il mondo della cinofilia negli ultimi anni ha avuto un grande sviluppo, il nostro progetto ha avuto un grande successo.

 

 

2) Com’è organizzata la giornata nel vostro asilo? Quali attività svolgete per intrattenere i vostri ospiti?

Tra le otto e le nove del mattino c’è l’ingresso generale e da subito si inizia con il gioco. Verso le 10.30 iniziamo a portarli fuori, due alla volta, per far fare loro una bella passeggiata; questa attività ci impegna, con una media di 30 cani, circa un paio d’ore. Successivamente arriva il momento in cui diamo da mangiare ai cani che lo necessitano; per fare questo li dividiamo in due gruppi e chi deve magiare può farlo in tranquillità dentro una stanza separata. Segue un momento di pausa nel quale mettiamo una musica rilassante per farli riposare e, in questo lasso di tempo, anche noi mangiamo. Prima dell’uscita pomeridiana poi, a turno, li portiamo in palestra dove possono giocare e divertirsi. Alcuni preferiscono gestirsi autonomamente, giocando tra di loro; altri invece ci seguono in quello che organizziamo: esercizi di agility e ricerca olfattiva. Verso le 15.30 riprendiamo con le uscite pomeridiane per la passeggiata e i bisogni e poi concludiamo ancora con qualche gioco e un momento insieme in palestra.

 

 

 

3) E’ possibile scegliere formule diverse con orari diversi?

Si, non tutti fanno lo stesso orario, siamo molto elastici su questo. L’unico momento in cui chiediamo ai loro proprietari di non venire, è dopo il pasto, quando i cani riposano.  In genere però i cani non rimangono tutto il giorno e chi viene  la mattina è già tornato a casa, mentre chi fa il pomeriggio deve ancora arrivare.

4) Come valutate se un cane è adatto alla convivenza con gli altri?

Prima di accettare un cane in asilo facciamo un incontro conoscitivo con il proprietario e il suo cane, nel quale chiediamo se l’animale ha delle fobie, delle patologie; ci facciamo raccontare la sua storia e delineare il carattere. Successivamente facciamo un inserimento in asilo del cane di circa un’ora e vediamo come si relaziona con gli altri compagni. Durante questo periodo capiamo se il cane presenta delle fobie o degli aspetti come il non riuscire a comunicare, la poca socializzazione, l’aver paura delle persone, degli altri cani o degli spazi chiusi. Il nostro è un asilo totalmente al chiuso e le dinamiche cane-cane sono molto diverse rispetto a quelle che si possono verificare, per esempio, ai giardini. Per noi è importante capire se il cane, qualora non dovesse reggere la situazione, possa diventare aggressivo, ansioso o altro. Quando capita una situazione di questo tipo, sottoponiamo questa nostra valutazione al proprietario e cerchiamo di aiutarlo, grazie alla presenza di un educatore comportamentalista. Nel momento in cui il cane inizia un percorso rieducativo, si sospende l’ingresso in asilo; solo dopo che ha ultimato il percorso, gradualmente si procede al suo inserimento. Qui ci sono cani che vengono da tanti anni e ci sono delle dinamiche che vanno rispettate.

5) E’ mai capitato che alcuni cani non andassero d’accordo? Come gestite queste cose?

Si è capitato. L’importante è sempre prevenire: a volte capitano delle giornate nelle quali i cani sono più nervosi, magari c’è una femmina che è particolarmente contesa tra gli altri cani, o magari ci sono cani in adolescenza e così via. Il nostro compito è quello di osservare: i cani, prima di iniziare a litigare, mandano dei segnali e noi dobbiamo stare molto attenti a coglierli. Quando, ad esempio, vediamo che assumono certe posture, capiamo che dobbiamo intervenire.  Se vediamo che alcuni cani non vanno d’accordo, cerchiamo di farli incontrare il meno possibile, di delimitare uno spazio per separarli, perché quando ci sono i momenti di concitazione, questi possono sfociare in litigi. Un momento in cui bisogna prestare attenzione è quando i loro proprietari stanno per venirli a prendere, perché tutti i cani sono in aspettativa e l’attesa crea in loro tensione.

6) C’è qualche aneddoto o storia in particolare che vorrebbe raccontarci?

Il nostro primo cliente è stato un golden retriever che si chiamava Oscar, un cane meraviglioso che è entrato qui da cucciolo, è cresciuto con noi ed io l’ho portato perfino a fare pet-therapy alla Casa di Riposo Giuseppe Verdi. A lui piaceva tantissimo il tapirulan;  un giorno avevo lasciato dei croccantini sopra l’attrezzo vicino al pulsante di accensione e lui, sentendo l’odore del cibo, vi è salito sopra; nel tentativo di prendere i croccantini ha acceso la macchina e ha iniziato a camminarci sopra. Questa cosa lui l’aveva acquisita casualmente e, ogni volta che voleva, scendeva in palestra, accendeva il tapirulan e iniziava a camminarci sopra. Era la nostra mascotte: quando è mancato, per me è stato un dolore immenso.

7) Fate anche dei percorsi di formazione cinofila?

Facciamo una serie di incontri che noi chiamiamo complessivamente “Il patentino”, mirati a rendere consapevole il proprietario.  Partiamo proprio dalla base, da quando si prende un cane: cosa si deve fare, come si viaggia insieme a lui in macchina, le vaccinazioni, l’approccio con i bambini, come giocare con lui e quali regole fargli rispettare; come si gira in città e come ci si comporta nell’area cani, l’incontro con gli altri amici a 4 zampe e così via. Tutto questo sia perché, quando si adotta un cane, ci si assume la grossa responsabilità di avere un “figlio piccolo” per tutta la vita,  perché loro non diventano adulti e autonomi, come avviene per un bambino; sia perché, insieme a lui, ci dobbiamo continuamente  rapportare con il mondo che ci circonda e anche con  persone che non amano i cani e questo fatto va comunque rispettato.

 

 

Qui organizziamo anche degli incontri per i bambini proprio per insegnar loro come si interagisce con l’animale e come lo si rispetta, se il cane dorme per esempio bisogna lasciarlo riposare.

 

 

 

Tutto questo diventa anche un mezzo di aggregazione per tutti i proprietari di cani. Organizziamo anche feste,  ad esempio per Halloween e per Natale e poi festeggiamo i  compleanni dei nostri ospiti, preparando dolcetti adatti a loro.

 

 

Intervista a Mario Colombo Presidente Frida’s Friends Onlus

Mario Colombo
Presidente Frida’s Friends Onlus

 


1) Quando è nata l’Associazione Frida’s Friends Onlus e perchè ha deciso di fondarla?

L’Associazione nasce il giorno del mio compleanno, l’8 marzo del 2012, perchè volevo fortemente che fosse una cosa mia e che avesse una mia impronta.  Essa deriva dalla mia grande passione per il mondo animale e la natura; sono sempre cresciuto in mezzo agli animali da compagnia vedendo la buona energia che essi emanano e quindi, dopo essermi documentato sulla Pet Therapy nata negli anni 60 in America e aver appurato che non fosse la classica moda americana del momento ma un qualcosa basato su dati scientificamente provati, ho deciso di intraprendere questa strada. In quel momento in Italia c’erano già altre realtà che si occupavano di questo ma posso dire dopo 14 anni di aver fatto un percorso con una mentalità un po’ diversa rispetto a quello che già c’era.

2) Da dove deriva il nome?

All’epoca Frida, uno schnauzer nano nero, era uno dei miei cani. Mi ha sempre fatto ridere per tutto: per come si muoveva, per come camminava, poi con il pelo color nero era un po’ l’alter ego di Calimero e ho voluto dedicare questo progetto a lei… come si dice quando un cane ti cambia la vita.  Lei mi ha dato davvero tanto ed io ho cercato di fare la mia parte.

3) Quali benefici si possono avere nella relazione uomo-cane durante le attività di Pet Therapy?

I benefici sono innumerevoli principalmente quello di trovare un po’ di pace interiore. E’ stato provato scientificamente che anche solo la vista di un animale domestico aumenta le endorfine e fa calare lo stress. Ormai nelle pubblicità la figura del cane viene inserita dovunque perche’ ha un effetto rassicurante riportando alla “dimensione casa”. Oltre al cane riveste un ruolo di grande importanza anche il professionista e l’equipe che lo accompagna. Il cane e il gatto sono dei “catalizzatori”, cioè quelle figure che all’interno del set terapeutico riescono a farti aprire in modo più o meno semplice delle “porte” soprattutto a livello psicologico che altrimenti il medico non avrebbe aperto. Quindi sull’aspetto psichico gli interventi assistiti con gli animali hanno davvero una grande importanza e permettono di ottenere dei grandi risultati su tutto quello che è ansia, stress, ritrovare la cognizione di sè, ritrovare l’autostima e fare un percorso che possa agevolare i rapporti umani.

4)Quali cani impiegate per la vostra attività? Ci sono razze particolari che scegliete per esempio negli allevamenti o anche i cani provenienti dai rifugi possono lavorare in questo campo? Si fa un vero e proprio addestramento?

Può essere impiegato qualunque cane che abbia una buona energia cioè non esiste una razza prediletta, ma si lavora sempre sull’individuo; esistono infatti soggetti che hanno la propensione e l’indole adatta per essere inseriti in queste dinamiche e altri no e questa indole la si può trovare anche in cani non di razza. Nella nostra equipe abbiamo tanti cani meticci, io personalmente ne ho due che arrivano dalla Sicilia. Si lavora sempre su un aspetto di base che è la propensione del cane ad accettare le relazioni, dimostrandosi molto empatico e avendo la propensione ad essere toccato e maneggiato anche da persone che non fanno parte della propria famiglia. Se c’è questa indole di base si può lavorare, altrimenti non si può fare nulla, cioè non esiste un addestramento che permetta di formare un cane da Pet Therapy.  Se un cane è molto empatico, dolce, equilibrato si inizia fin da cucciolo gradualmente a portarlo in mezzo alle persone e a farlo interagire con gli altri, facendogli fare tante esperienze in modo tale che sia sereno in tanti contesti differenti (a casa propria,  in un negozio, in mezzo alla strada con altre persone….); bisogna enfatizzare tutte queste caratteristiche fino ai 2-3 anni di età del cane cioè fino a quando diventa completamente adulto. A quel punto si può capire se è un cane adatto a questo tipo di lavoro e in tal caso viene certificato da un veterinario esperto in IAA e pian piano  introdotto nel set terapeutico. Bisogna comunque lavorare sempre tenendo conto del benessere animale: il cane non deve subire le relazioni con i pazienti ma deve essere in equilibrio con loro. Vanno pertanto controllati tutti i segnali di stress e tutte quelle situazioni che potrebbero scatenare delle esperienze negative compromettendo il suo percorso.

 

 

Nelle foto sopra: Maya salvata da un rifugio in Sicilia e diventata un cane da Pet Therapy.

5) Ci parla della vostra attività presso la Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano?

Alla Casa Pediatrica abbiamo più di un progetto in essere. Il progetto più consolidato, chiamato “Cani in corsia”, è nato nel 2015 e si rivolge ai pazienti “di passaggio” della pediatria, cioè a tutti quei bambini presenti nel reparto per varie problematiche che vanno per esempio incontro al primo prelievo o alla prima visita, tutte quelle situazioni cioè ricche di ansia e stress. Nel caso di bambini ricoverati inoltre, poichè abbiamo la possibilità di vederli più volte, riusciamo a organizzare anche alcune attività più costruttive.  L’altro progetto è invece dedicato alle adolescenti con disturbi del comportamento alimentare (DCA) ed è un progetto unico in Italia. Le ragazze rimangono ricoverate per una media di tre o quattro mesi e pertanto si instaura con loro un rapporto interpersonale molto forte e molto terapeutico. Si lavora sempre in sinergia con lo staff medico dell’ospedale proprio per capire le caratteristiche di questo tipo di utenza e riuscire a realizzare delle attività che siano adatte a queste pazienti, sempre con lo scopo di ridare serenità e portare a un recupero del proprio equilibrio personale. Un altro progetto unico in Italia, adesso terminato, è stato quello dedicato alle vittime del bullismo e del cyberbullismo. Nel 2018-19, sempre in collaborazione con la psicologa dell’ospedale Fatebenefratelli, abbiamo applicato la Pet Therapy a questo tipo di pazienti che avevano un po’ perso la voglia di vivere non volendo più uscire di casa, andare a scuola e che avevano una sorta di malessere nei rapporti interpersonali. Anche in questa circostanza, grazie sia alla nostra equipe sia all’amore incondizionato dei nostri animali che sono “non giudicanti”, siamo riusciti a fare del bene a questi soggetti.

 

6) Da tutti i dati raccolti è nato poi uno studio osservazionale?

Si esatto, insieme al Professor Luca Bernardo abbiamo deciso di dare una connotazione più scientifica alla nostra presenza in ospedale raccogliendo i dati di diversi casi sia di bambini che arrivavano in pediatria ad esempio per fare la prima visita, sia pazienti della DCA, sia  pazienti psichiatrici che rimanevano ricoverati più a lungo. Questi dati hanno confermato i benefici ottenuti dalla Pet Therapy con il rilevamento di diminuzione del cortisolo e aumento della serotonina e delle endorfine con conseguente miglioramento dell’ansia e dello stress; si è addirittura osservata una diversa percezione del dolore perche’ quando si ha la mente concentrata su qualcosa d’altro di positivo, come per esempio un cane in cerca di coccole, anche la nostra sopportazione del dolore è completamente diversa.

7) Parlando adesso di anziani vi recate anche presso le RSA?

Si finalmente siamo tornati ad occuparci anche degli anziani perche’ durante il periodo del covid-19  non è stato più possibile recarci presso le RSA e tutti i nostri progetti sono stati bloccati. Lavoriamo in particolare con pazienti affetti da demenza senile e morbo di Alzheimer e chiaramente questo tipo di lavoro è molto diverso anche perchè questi soggetti sono quasi tutti sulla sedia a rotelle, difficilmente deambulano e pertanto bisogna scegliere con cognizione di causa il binomio giusto con il coadiutore giusto perchè non è detto che un cane bravissimo con i bambini lo sia anche con gli anziani.

 

8) Un’altra attività è quella presso gli aereoporti. Come si svolge?

Anche quello è stato un bel progetto durato due anni e finito nel 2017. Era un bando che aveva fatto la società degli aereoporti milanesi e prevedeva la nostra presenza sia a Malpensa che a Linate. Noi ci posizionavamo nel gate prima della partenza e in quella sala d’attesa c’erano tante situazioni di stress come ad esempio la paura di volare, cioè come si suol dire “c’era tanto pane per i nostri denti”. La nostra presenza veniva poi monitorata con dei questionari per controllare l’indice di gradimento del pubblico e le persone erano entusiaste.

 

9) Anche i gatti possono essere impiegati per la Pet Therapy? Avete creato qualche progetto che preveda la loro presenza?

Si abbiamo un progetto con i bambini ipovedenti all’Ospedale Niguarda che è iniziato nel 2019 e adesso alterniamo i cani con i gatti nel reparto di DCA. Tendenzialmente usiamo gatti di razza ragdoll, selezionata apposta per essere “maneggiata” e toccata, dimostrando una grande empatia con l’uomo. Bisogna trovare l’alchimia giusta. Le dinamiche nel set terapeutico sono molto diverse tra cane e gatto. A differenza di quello che avviene con il cane, il set terapeutico del gatto è una stanza chiusa, il gatto deve essere in libertà e avere tante confort zone, tanti punti cioè dove lui si può ritirare se dovesse trovarsi in una situazione di stress. Il gatto non è sempre il centro della seduta terapeutica: a volte si fanno attività dette “referenziali”, per esempio un disegno o un racconto, nelle quali il gatto c’è nel set terapeutico ma non è il centro della relazione, a volte compare  e a volte no. Bisogna come dicevamo lavorare sempre nel mantenimento del benessere animale per cui il gatto può ritirarsi o farsi accarezzare in totale libertà.

 

10) Come si diventa operatori di Pet Therapy?

Bisogna andare da un ente certificato e fare i tre corsi (propedeutico, base, avanzato) seguiti da una tesi finale. Terminato questo percorso si diventa coadiutore del cane ( o del gatto, asino, del cavallo o coniglio), cioè colui che intrattiene rapporti con le persone insieme al proprio pet. Una volta che si è coadiutori si viene registrati ad un albo che si chiama Digital Pet di Regione Lombardia e si può iniziare a lavorare all’interno di un set terapeutico in equipe o anche da soli. Anche il cane o il gatto devono comunque essere certificati da un veterinario esperto in IAA che, oltre a certificare la salute dell’animale, certifica anche la sua propensione per poter essere inserito pian piano in set terapeutici.

11) Obiettivi per il futuro?

Da 14 anni siamo presenti in varie strutture come ospedali, aereoporti, scuole e RSA e adesso vorremmo avere un centro nostro; stiamo lavorando per creare Campus Frida recuperando un’area abbandonata che c’è qua in Brianza. Vorremmo poter diventare anche noi un ente certificato per formare nuovi coadiutori ma sopratutto continuare le terapie con quelle persone che ci hanno conosciuto negli ospedali e nelle RSA  e che vorrebbero continuare questo percorso una volta dimessi.

Il percorso di Frida’s Friends raccontato qui  brevemente è stato possibile, oltre alla mia visone e tenacia,  grazie all’aiuto di sponsor come : Fondazione Arcaplanet, Fondazione Royal Canin e Purina.

Ma soprattutto grazie alle  mie fantastiche collaboratrici che compongono L’equipe Frida’s Friends coordinata da Caterina, Chiara e Cristina. Grazie a tutte le coadiutrici che mi aiutano a creare e donare buone emozioni quotidiane!

Grazie a tutti del sostegno!

 

INTERVISTA ALLA SCUOLA TRIVENETA CANI GUIDA A.P.S.

a cura di Chiara Redaelli Spreafico

1) Quando è nata la vostra Associazione? Può farci una breve storia?

La Scuola Triveneta Cani Guida A.P.S. è stata fondata nel 2004 dall’addestratore Antonio Bellò, cinofilo di fama internazionale che dal 1959 ha intrapreso il suo percorso lavorando con cani da servizio, da difesa e d’;obbedienza, diventando un riferimento per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della cinofilia. Affiancato dal figlio Marco Bellò, fino ad ora hanno addestrato e donato alle persone non vedenti, che hanno fatto richiesta di un cane guida presso la nostra Associazione, circa 100 cani.
Essendo un’Associazione di Promozione Sociale la Scuola si basa sul lavoro di numerosi volontari che supportano gli addestratori in tutte le fasi del percorso del cane guida, ricoprendo il ruolo di famiglie affidatarie, di aiuto ai non vedenti, seguendo la segreteria e la gestione dei programmi di acquisto e crescita dei cuccioli, ecc.


La Scuola Triveneta Cani Guida ha quindi la missione di acquistare, crescere ed addestrare cani per la guida delle persone non vedenti a cui ne fanno dono.
Questo percorso dura circa 2 anni perché il cucciolo trascorre i suoi primi 14 mesi di vita presso una famiglia affidataria e poi i successivi presso il centro di addestramento, per poi venire donato alla persona non vedente prescelta, previo periodo di affezionamento e corso di due settimane affiancata dagli addestratori.
La Scuola dona cani prevalentemente nel territorio del nord-est e segue le persone non vedenti che ricevono il cane guida anche a domicilio nel qual caso si presentino difficoltà.
Purtroppo la nostra Associazione non gode di sovvenzioni pubbliche ma vive grazie a donazioni private. E’ possibile trovare tutte le informazioni ed i contatti per
sostenerci attraverso il nostro sito www.scuolatrivenetacaniguida.com.

2) Quali caratteristiche deve avere un cane per poter svolgere questo lavoro?
Ci sono razze predisposte?

Le razze più indicate per diventare cani guida sono fondamentalmente il Labrador, il Flat Coated ed il Pastore Tedesco, tipologia di cani di media taglia, con predisposizione caratteriale al lavoro e di indole mite.
Fisicamente i cani destinati a diventare cane guida devono essere esenti da ogni patologia, specialmente da quelle ortopediche come la displasia di anca o gomiti, motivo per cui affrontano numerose visite specialistiche prima di cominciare il loro addestramento.
Si cerca quindi di scegliere i cuccioli in allevamenti di cui si ha già una certezza della linea di sangue.

3) A quali valutazioni è sottoposto un cucciolo per capire se potrà svolgere questo compito?

All’interno di una cucciolata si sceglie il cane che rivela più curiosità e capacità di attenzione, si evita per esempio il più timido o il più dominante.

Una volta introdotto all’interno della famiglia affidataria che lo seguirà nel suo primo anno di vita viene valutato periodicamente dall’addestratore per verificare i progressi dell’educazione di base all’obbedienza e per individuare eventuali disturbi comportamentali.
Parallelamente viene verificato dal veterinario il corretto livello di crescita e stato di salute.

4) I cuccioli acquistati dalla scuola vengono affidati alle famiglie affidatarie per
12 mesi circa e le spese sono a carico della scuola; poi a 14 mesi circarientrano in scuola  per l’addestramento. Come è vissuto emotivamente questo
distacco?

Il distacco è probabilmente più traumatico per la famiglia che per il cane che comunque rientra in un ambiente già conosciuto e vissuto periodicamente in
precedenza ed è circondato da persone già note. Oltretutto la fase dell’addestramento è inframezzata da momenti di socializzazione con i suoi simili e in questo periodo il giovane cane vive nuove esperienze venendo sottoposto a continui e nuovi stimoli.
Durante il periodo dell’addestramento le famiglie affidatarie possono incontrare il cane che hanno cresciuto e vivere l’emozione di provarlo in guida, dopo essere stati bendati, esperienza che generalmente crea profonda commozione e grande orgoglio.

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Intervista a Sabina Zappalà educatore, istruttore cinofilo, coadiutore in IAA

1) Quali caratteristiche deve avere un cane per poter svolgere un lavoro nell’ambito degli IAA (Pet Therapy)? Ci sono razze predisposte?

Una cosa che mi piace sempre specificare è che non si addestrano i cani alla pet therapy ma nascono cani predisposti. Chiaramente dopo la scelta accurata del cucciolo con determinate caratteristiche: socievolezza, forza, buon temperamento, si attua da subito un protocollo di “regolette” che il cane dovrà imparare: non saltare addosso, non usare la bocca sul corpo umano, abituarsi alla calma e alla pazienza.

In teoria in tutte le razze di cane possono trovarsi esemplari adatti a queste attività, ma sicuramente in alcune razze le percentuali di trovare elementi predisposti è più facile. Labrador, golden, barboni, terranova e altri sono più adatti ad un lavoro di estremo contatto sociale e manipolazione.

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